Sul glifosato la battaglia inizia ora – Comune-Info

Di Ruchi Shroff, 13 dicembre 2017 | Fonte

Il Comitato d’appello dell’Unione europea – formato da un gruppo di esperti degli Stati membri e dalla Commissione europea – ha approvato il rinnovo della licenza all’uso del glifosato per altri cinque anni. Questa decisione è senz’altro negativa per la nostra agricoltura, la nostra alimentazione e finanche per lo stato della nostra democrazia, considerando la massiccia mobilitazione popolare contro l’utilizzo spregiudicato degli agro-tossici a tutto vantaggio dei bilanci delle potenti multinazionali del settore. La vicenda del rinnovo dell’autorizzazione rappresenta però anche un punto importante da cui ripartire perché ci ha dimostrato come le multinazionali e i politici compiacenti abbiano dei punti deboli. In questi ultimi anni la consapevolezza è cresciuta e le organizzazioni della società civile sono più organizzate per opporre resistenza alla prepotenza scriteriata dell’agrobusiness che pretende di ridisegnare non solo modelli di alimentazione ma anche modelli di vita e culturali.

Il primo passo è dunque quello di continuare a rendere la vita difficile alle multinazionali consapevoli del fatto che il glifosato è solo una delle battaglie da combattere, considerando che il numero degli agrotossici sul mercato, e quindi nel nostro piatto e nel nostro corpo, è elevatissimo. Il prossimo sgambetto al “corporate power” potrebbe dunque arrivare da un’azione legale di fronte alla Corte di giustizia Ue. Secondo l’ex relatore per il diritto al cibo delle Nazioni Unite, Oliver De Shutter, i Paesi che hanno votato contro la decisione (Belgio, Croazia, Italia, Francia, Lussemburgo, Grecia, Malta, Cipro e Austria), possono chiedere alla Corte l’annullamento della decisione in quanto in aperta violazione del principio di precauzione. La richiesta può essere ulteriormente avallata dall’accertata opacità dell’operato delle agenzie comunitarie Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, e Echa, l’Agenzia europea delle sostanze chimiche, e dalle 1.300.000 firme raccolte dall’Iniziativa dei Cittadini Europei per vietare il glifosato.

La battaglia non è dunque conclusa. Al contrario continua con rinnovato vigore e fiducia visto che quanto accaduto rappresenta un grande passo indietro per il futuro dell’agricoltura, dell’alimentazione e per la salute del pianeta e dei suoi abitanti. Ancora più preoccupanti sono le  questioni che questa decisione apre sullo stato della democrazia in Europa. Il voto per il rinnovo dell’autorizzazione all’uso del glifosato rappresenta la conferma di ciò che Navdanya International, insieme a molte organizzazioni della società civile e al fianco di molti parlamentari europei, denuncia da anni: l’obiettivo di un’alimentazione sana e sostenibile è profondamente legato allo stato della nostra democrazia. Il rinnovo della licenza per il glifosato mostra inoltre come sia stata totalmente ignorata la risoluzione approvata dal Parlamento Europeo il 24 ottobre per una graduale eliminazione dell’uso della sostanza e per l’applicazione di immediate misure restrittive. Questa decisione mette in evidenza una profonda mancanza di trasparenza nel processo di autorizzazione mentre centinaia di studi scientifici indipendenti pubblicati hanno esposto l’impatto disastroso degli erbicidi a base di glifosato sulla salute delle persone e dell’ambiente. I rappresentanti degli Stati membri hanno perso un’importante occasione per proteggere i cittadini invece favorendo così gli interessi delle multinazionali.

Navdanya International ha denunciato ripetutamente le pressioni ricevute dai decisori europei per commercializzare i prodotti tossici come il glifosato e la fragilità di un sistema che dovrebbe tutelare consumatori e cittadini mettendoli al riparo dai voraci appetiti delle multinazionali che mirano solo ed esclusivamente ad aumentare i loro profitti, come è stato recentemente dimostrato da recenti inchieste quali i Monsanto Papers e i Poison Papers, che hanno portato alla luce le strategie messe in atto da i grandi gruppi dell’agrochimica per espandere il proprio impero: dalle azioni di lobbying, alle interferenze nei procedimenti delle Agenzie governative, alle mega fusioni e acquisizioni, agli attacchi sferrati nei confronti della scienza indipendente in collusione con le istituzioni.

Quello che inizia oggi, quello che Navdanya International richiede, è un rinnovato sforzo collettivo per invertire un sistema antidemocratico che causerà ulteriori danni alla nostra società e alle stesse istituzioni europee. Noi ci impegniamo in questa sfida per un’agricoltura e un’alimentazione priva di veleni per il futuro del nostro pianeta. Un modello agricolo che rispetti l’ambiente, le risorse e la salute e che si prenda cura dell’integrità del suolo e della biodiversità, lavorando in armonia con i processi naturali. Esiste oggi sufficiente conoscenza, lavoro di ricerca e casi concreti per affermare che non abbiamo bisogno di utilizzare prodotti agrotossici per produrre il nostro cibo. Come dimostra il lavoro di Navdanya degli ultimi trent’anni, senza sostanza chimiche tossiche è possibile coltivare abbastanza cibo sano e nutriente per sfamare due volte l’attuale popolazione mondiale e allo stesso tempo aumentare gli introiti degli agricoltori di dieci volte, risolvere i problemi legati alla malnutrizione e alle malattie croniche e creare un sistema resiliente per il nostro clima. Per questo stiamo creando una rete di aree libere da veleni, poiché grazie ad un’agricoltura e ad un’alimentazione senza veleni, possiamo diffondere i semi di un futuro migliore basato sulla resilienza, la sostenibilità, la giustizia e la pace.

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