Un Manifesto per il biologico – Mediterraneo Dossier n. 58

Di Ruchi Shroff, Navdanya International

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Il 9 settembre 2018 al Sana di Bologna è stato presentato il Manifesto “Food for Health” (Cibo per la salute), curato da Navdanya international ed edito da Terra Nuova Edizioni. In questo documento programmatico, che incorpora i contributi di alcuni dei maggiori esperti mondiali nei settori della nutrizione, dell’agricoltura sostenibile e della salute, si propone un nuovo paradigma basato sui sistemi alimentari locali, ecologici e diversificati.

Il Manifesto sottolinea inoltre lo stretto legame tra il suolo, le piante e il nostro organismo. Infatti, quando il suolo è sano, ricco di diversità di organismi viventi, è in grado di produrre tutto il nutrimento di cui hanno bisogno le piante consumate da animali e dagli esseri umani. Come ha dichiarato Vandana Shiva, presidente di Navdanya International: “Nuove ricerche dimostrano come la nostra salute sia strettamente collegata al modo in cui il nostro cibo viene coltivato e trasformato. La salute della terra e la salute delle persone sono da considerarsi una sola cosa”.

L’agricoltura biologica e locale, che ci riporta verso i cibi naturali e inverte l’impatto dannoso dell’agricoltura su scala industriale, della trasformazione e commercializzazione dei prodotti alimentari, è in grado di fornire la ricetta per una riconversione verso sistemi alimentari ecologici, che rigenerino i nostri suoli, la biodiversità, l’ambiente e la nostra salute.

L’aumento dell’agricoltura biologica in regioni come l’Europa, con un valore di mercato quadruplicato negli ultimi 15 anni e un raddoppio della superficie agricola biologica dal 2004, è solo un indicatore della crescente consapevolezza dei consumatori, i quali apprezzano i prodotti biologici come alternativa più sana rispetto alle loro controparti convenzionali, in particolare per quanto riguarda la riduzione dei residui di pesticidi  di antibiotici.

Uno dei principali vantaggi dell’agricoltura biologica è che non consente l’uso di prodotti agrochimici (pesticidi di sintesi, insetticidi, fertilizzanti), riducendo così l’esposizione per i consumatori. Per la popolazione, i residui di pesticidi nei prodotti alimentari costituiscono la principale fonte di esposizione: diversi studi hanno dimostrato che le persone che consumano cibi prodotti in modo convenzionale hanno livelli significativamente più alti di metaboliti di pesticidi organofosfati nelle loro urine rispetto a quelli che mangiano alimenti biologici.

La relazione fra salute umana, agricoltura biologica e consumo di alimenti biologici è oggetto di un importante documento del Parlamento Europeo del 20 dicembre 2016, in esso si riconosce che il consumo di alimenti biologici:

  • riduce il rischio di malattie allergiche e obesità
  • specialmente in gravidanza protegge lo sviluppo cerebrale
  • comporta minor presenza di cadmio
  • comporta maggiore assunzione di omega 3 da latte e carni
  • comporta minore rischio di antibioticoresistenza.

Con l’avvento dell’agricoltura industrializzata, abbiamo assistito a una riduzione senza precedenti della biodiversità e alla perdita di principi nutritivi del cibo che consumiamo. Il 75% della diversità genetica vegetale è scomparso in soli cento anni. Dalle diecimila specie originarie, oggi si è arrivati a coltivarne poco più di 150 e la stragrande maggioranza del genere umano si ciba di non più di dodici specie di piante.

Una nuova generazione di agricoltori sta prendendo coscienza dell’importanza del recupero di questo patrimonio e del proprio ruolo nell’agricoltura, nella difesa della terra e dell’ambiente, nella difesa del cibo sano. Questa nuova generazione di agricoltori utilizza tecniche di gestione agroecologiche, lavora in rete, promuove un’agricoltura realmente sostenibile nel proprio paese e dimostra come un’altra agricoltura, un altro cibo e la cura del pianeta siano obiettivi possibili, promuovendo così il passaggio dal paradigma “estrattivista” a quello “contributivo e reciproco”.

Ma la transizione verso un nuovo paradigma, basato sulla conciliazione dei diritti alla salute e alla sicurezza alimentare, dipenderà dall’impegno della società civile, del settore privato, dei governi e delle istituzioni internazionali. Il diritto alla salute può diventare effettivo solo se anche il diritto a una buona alimentazione viene riconosciuto e rispettato e trasformare i nostri sistemi alimentari è cruciale non solo per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030 ma anche per assicurare la salute delle persone e del pianeta.

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